Raccontiamoci una storia. Un’esperienza di scrittura collettiva…ma non solo!

ragazza che disegna

Una maestra alle prese con bambini di prima racconta le diverse modalità messe in atto per arrivare e sostenere tutti i suoi alunni, attraverso diversi canali con qualche difficoltà, ma anche con piacevoli sorprese.

Raccontiamoci una storia

Un’esperienza di scrittura collettiva…ma non solo!

Irene Cambria
Scuola: I.C. Manzoni, Rescaldina (Mi)
Classe: I Primaria

L’attività di cui racconto è stata sviluppata in una classe prima di 19 bambini, tra cui una bambina DVA. I bambini, sin dall’inizio dell’anno sono stati abituati a lavorare in grande gruppo, a ragionare e trovare soluzioni comuni. Il pretesto che mi ha convinto a provare questa attività di scrittura collettiva a distanza è la proposta di un concorso letterario, indetto dal comune. 

Durante una videochiamata ho proposto ai bambini di partecipare al concorso creando una storia collettiva, che, al nostro ritorno a scuola, avremmo potuto leggere ai bambini della scuola dell’infanzia. 

I bambini e le bambine della classe si sono subito dimostrati entusiasti e hanno cominciato a proporre dei personaggi. Io riassumevo le diverse voci, mediando le proposte, esattamente come avveniva in classe. Ripetevo: “G. vuole fare la farfalla, chi vuole fare la farfalla?”, e ancora “a T.N piacciono i pirati, chi vuole fare il pirata?”. Registravo i loro interventi e prendevo nota delle opposizioni “T.D, non ho capito bene, tu non vuoi fare il pirata come proposto da T.N?”, “No, perché io non sono cattivo, io voglio fare l’antibiotico”. Gli altri bambini si inserivano e davano consigli e pareri, per esempio: “allora puoi fare che prima eri invisibile e poi hai fatto quella cosa che cambi parte” oppure “non ci possono essere due regine degli unicorni, se vuoi tu fai la regina e io la principessa”. Questo scambio continuo e confuso li ha stancati molto, quindi ho sospeso l’attività dicendo loro, che al prossimo incontro, avrei letto i loro interventi e avremmo cominciato a creare la storia. Tutte le volte che i bambini perdevano interesse nella costruzione della storia, ho chiuso l’attività dicendo loro che avrei sistemato gli appunti presi e avrei letto loro la storia nella videochiamata della settimana seguente.

La gran confusione che si è creata nello scambio creativo, ha posto l’accento sul fatto che i bambini dovessero padroneggiare l’uso del microfono, altrimenti non saremmo riusciti a capirci. Così nell’incontro successivo ho spiegato loro come accendere e spegnere il microfono. I bambini più competenti hanno anche scoperto la chat e hanno capito che potevano prenotarsi scrivendo il loro nome.

Il rispetto del turno di parola e la gestione del mezzo, tablet, pc o cellulare, è ancora molto difficile per dei bambini così piccoli, ma ogni volta vedo piccoli miglioramenti. Tuttavia, spesso sono io a spegnere tutti i microfoni e ad accenderli uno alla volta per permettere loro di esprimersi. 

Le modalità di intervento e le dinamiche relazionali riproposte sono simili a quelle presentate in classe. Alcuni bambini sono stati sollecitati a partecipare, ad altri è stato dato il tempo di pensare, ad altri ancora è stato chiesto di rispettare gli altri, perché erano parte di una classe e tutti avevano diritto di parola. Posso segnalare con enorme soddisfazione che una bambina, di solito timidissima, ha partecipato attivamente alla costruzione della storia dando spunti e idee. 

Tra una videochiamata di classe e l’altra ho detto ai bambini, che, se avessero avuto altre idee, avrebbero potuto inviarmele tramite un vocale su WhatsApp (il sistema più usato) o tramite mail o chiamandomi direttamente. Durante la settimana inoltre, effettuo una chiamata individuale ai bambini. La scusa è quella di voler monitorare l’andamento della lettura, ma la verità è che cerco di avere del tempo speciale con ognuno di loro. Ho utilizzato questi momenti di tempo individuale anche per attivare strategie di scaffolding rispetto ai bambini più fragili e poco propensi allo scambio in grande gruppo, quindi ho chiesto, a chi non avesse espresso la propria opinione, di revisionare con me la storia scritta e di dirmi se avessi dovuto cambiare qualche elemento.

Ho utilizzato un momento in cui erano tutti rilassati dall’aver maneggiato la pasta di sale creata durante la videochiamata, per leggere loro la seconda versione della storia, che è stata nuovamente ampliata arrivando così alla terza stesura, che ormai ritenevo definitiva. Per essere sicura che piacesse a tutti i bambini, l’ho inserita in Classroom e ho chiesto loro di leggerla. Se ci fossero stati degli errori ne avremmo parlato la volta successiva.

I bambini non solo hanno confermato la terza e ultima versione, ma qualcuno ha anche disegnato le scene o i personaggi, senza che io l’avessi chiesto. Naturalmente sono stata molto soddisfatta del risultato ottenuto e l’ho comunicato con gioia ai bambini, tanto di aver proposto l’invio del racconto al giornale del paese, chiedendo loro di aiutarmi a scrivere la mail di accompagnamento del testo, ma questa è un’altra storia.

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