Scuola chiusa, a tempo indeterminato. Quotidianità da reinventare

bambini che giocano in un bosco

Le maestre Chiara, Erika, Monica, Raffaella narrano come  la metafora del fare, scelta inizialmente dalle maestre (con proposte di attività e di laboratori)  fosse poco convergente con i bisogni di affettività e la mancanza di contatto e di fisicità dei bambini. La scelta di costruire un filo di continuità con il passato nella relazione  con i bambini e le loro famiglie, e di cercare delle routine come l’invio di un video di saluto settimanale abbia generato una reciprocità positiva nella comunicazione con i bambini e le famiglie.

Scuola chiusa, a tempo indeterminato 

Quotidianità da reinventare 

Strade del fare, strade dell’essere

Maestre Chiara, Erika, Monica, Raffaella
Scuola dell’infanzia  “A.Noli Marenzi”
Telgate (Bergamo)

Maestra Chiara

La scuola chiude. E non solo per i due giorni di Carnevale. No. La scuola chiude per tutta la settimana, e la settimana successiva, e quella successiva ancora. Il mese di febbraio è terminato; inizia marzo: salutiamo l’inverno e accogliamo la primavera; marzo finisce e la scuola è ancora chiusa. Ora siamo all’inizio di aprile, con ipotesi contrastanti sulla possibile riapertura della scuola. 

Le emozioni sono altalenanti: paura, angoscia, tristezza, sollievo, speranza. Il tempo è sospeso, incerto, non ben definito. Ci ritroviamo in una quotidianità che è nello stesso tempo da reinventare, da vivere, da assaporare. Ci facciamo domande: alcune non hanno risposta, altre hanno molti dubbi, altre ancora generano nuove domande. Quello che è certo è l’assenza dei contatti: impossibili. Niente più coccole, carezze, baci e abbracci. Gesti che nel quotidiano sono ormai dati per scontato, non gli si dà molta importanza: gli abbracci diventano automatici, la coccola può aspettare, le carezze sono date sovrappensiero. E in questo tempo ci si accorge di quanto bisogno si ha di quell’abbraccio, di quella carezza, di quella coccola. 

Fortunatamente le connessioni sono ancora possibili. Come possiamo essere connessi all’altro? Possiamo fare e possiamo esserci. Inizialmente, come scuola, abbiamo scelto la strada del fare: pensiamo a delle proposte, continuiamo a tenere i laboratori del lunedì, inviamo letture. Tutte proposte scritte, le uniche foto che si mandano solo quelle delle proposte pensate per i bambini. Di rimando i bambini e le famiglie ci inviano foto e video. Loro hanno scelto la strada dell’essere: “Ehi maestre, ci siamo, siamo lontani ma vi pensiamo!” sembrano dire i loro volti. I nostri pensieri si ribaltano, si aggrovigliano, si fermano e poi ripartono: quello di cui hanno bisogno adesso i bambini non è il fare ma esserci: non hanno bisogno di proposte, perché probabilmente per quelle sono già attrezzati! Hanno bisogno di vederci in volto, di sentire la nostra voce, di sapere che li pensiamo. Hanno bisogno del nostro essere con loro, di rimanere connessi, in contatto con le persone che, fino a poco tempo fa, vedevano per gran parte della giornata. 

Il nostro fare non si è fermato, ma è rallentato, per lasciar spazio a un esserci che di questi tempi non è per niente scontato ma è di grande importanza. 


Maestra Erika 

Sono giorni strani questi, giorni in cui sono invasa da emozioni diverse che si alternano in poche ore, giorni di impotenza e giorni di attesa in cui si aspetta di tornare alla normalità. Ma quale normalità, mi chiedo? Forse questa situazione rappresenta una possibilità per cambiarla la nostra normalità…

Quando mi hanno comunicato che la scuola sarebbe rimasta chiusa per una settimana, ho pensato potesse essere un’opportunità per ricaricare le batterie e ripartire piena di energia. Quando è arrivata la notizia della proroga, non nego che dentro di me è scaturita preoccupazione e ansia. Ho iniziato a pensare ai bambini e a come non avevamo avuto la possibilità di prepararli, avvisarli ma soprattutto salutarli regalando loro un sorriso di speranza.

Così insieme alle mie colleghe abbiamo deciso, grazie all’aiuto del comitato dei genitori, di inviare alle famiglie del materiale per i bambini. Abbiamo mandato idee di laboratori artistici, naturali, letture e tutto ciò che poteva aiutare i bambini in questo momento delicato.

Dopo una settimana, però, in un collegio docenti virtuale con le colleghe, ci siamo confrontate e abbiamo capito che forse tutto quel materiale era troppo. Troppo per noi, per le famiglie e per i bambini. E così ci viene chiesto di prenderci una pausa, di sostare, di mandare poco, ma che possa essere significativo. Io abituata ad avere ogni giorno la mani in movimento, le gambe in movimento, i pensieri in movimento, ma soprattutto il cuore in movimento, mi ritrovo a casa da sola, senza tutti quei bambini che ogni giorno ti regalano gioia e ti danno la forza per fare.

Insieme alle colleghe capiamo che in questo momento è importante il contatto, anche se non possiamo dare loro gli abbracci e le coccole di cui avrebbero bisogno. È importante farci vedere, farci sentire, inviare emozioni e cose belle. Perciò decidiamo che ogni maestra mandi una proposta che le piaccia, che la renda felice e un video saluto a settimana, per i bambini e le loro famiglie.

In questo momento di incertezza e dubbi, una sicurezza ce l’ho e sono i nostri bambini. Con tanta speranza continuiamo a restare in contatto con loro, nel modo in cui possiamo e speriamo di rivederli presto!


Maestra Monica

È passato del tempo, un tempo lento, ma ricordo molto bene quando ci comunicarono che non saremmo rientrate dopo le (mini) vacanze di carnevale, che aspettavamo con gioia per tirare un sospiro di sollievo alla frenesia tipica di ogni insegnante. In quei giorni stavamo già pensando a quali impegni, appuntamenti e iniziative andavamo incontro con i nostri bambini … e subito erano già pronte tabelle con calendari alla mano.

Poi, quella domenica mentre stavo infilando il vestito di carnevale a mia figlia, arriva un’ordinanza dal sindaco e dall’oratorio del piccolo paese in cui abito in provincia di Bergamo che disponeva l’annullamento della sfilata e della festa tanto attesa  Lì per li non ho dato peso alla cosa, infatti ho semplicemente detto a mia figlia che il carnevale quest’anno lo avremmo festeggiato a casa, in giardino; ma con il passar delle ore e dei giorni la situazione stava cambiando, e noi avremmo dovuto cambiare con lei. Il pensiero da mamma è andato subito alla mia famiglia, ai miei cari e se avremmo corso pericolo oppure no; nel frattempo mi autoconvincevo che questa era una paura forse solo un po’ mia (dato che io sono un po’ così). Poi il tempo passava, un’altra ordinanza prolungava la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado e qui il mio pensiero( da insegnante )è andato ai bambini e alle loro famiglie.

E ora che si fa?

Man mano che i giorni passavano, la realtà stava diventando sempre più triste e dolorosa, i fatti e gli avvenimenti di quei giorni non erano tanto lontani da vederli solo in tv; un silenzio irreale circolava intorno a me, interrotto dal suono di autoambulanze che man mano diventava la quotidianità. Oggi stiamo vivendo, la più grande difficoltà sociale dei nostri tempi, e allora per il grande amore che abbiamo per il nostro lavoro, con le colleghe ci siamo interrogate su quello che nel nostro piccolo avremmo potuto fare.

Credo che la scuola possa essere sempre una fonte di cambiamento e di speranza in una società soggetta, come non mai oggi, a una grande sofferenza; pertanto ritengo che anche la scuola dell’infanzia non si fermi, perché ogni bambino possa continuare a fare quello che rende speciale la sua tenera età. Da ormai 3 settimane ,grazie agli strumenti digitali stiamo cercando di portare avanti la quotidianità, ovvero quello che ogni giorno facevamo con i nostri bambini; quindi ogni insegnante, propone ( attraverso un video, un messaggio, un link) una possibilità di proposta, ad esempio l’ascolto di letture, esempi di attività manipolative, esplorative, di ricerca, laboratoriali che seguivano a scuola, video di saluto per far vedere che ci siamo e che li pensiamo. Non nascondo la preoccupazione in questo momento su come riorganizzare la quotidianità. Il pensiero va a tutti loro e alle rispettive famiglie affinchè  trascorrino un buon tempo. 

Il cuore non va in quarantena, ma continua ad amare anche a distanza. E i sogni non si infettano, perciò continuiamo a credere … in un domani migliore. (A.Curnetta)


Maestra Raffaella

Eccomi qui, alla fine di un altro giorno. Giorni infiniti, giorni silenziosi, giorni pieni di emozioni altalenanti, giorni difficili. Giorni in cui abbiamo dovuto riscrivere e rivivere la nostra quotidianità, cambiando ritmi e abitudini. È stato difficile e lo è oggi, ancor di più.

Ricordo ancora l’incredulità di quando è arrivata la notizia che la scuola sarebbe rimasta chiusa per una settima, quella che ormai sembra così lontana domenica 23 Febbraio. I giorni passarono e le notizie iniziavano ad allarmare. La chiusura è prolungata. Ecco, qui ho iniziato a metabolizzare la situazione, da tutti i punti di vista; dall’emergenza sanitaria al come costruire un filo di “connessione e relazione” con i bambini e le loro famiglie.

Ci è stato chiesto di fermarci, di stare in casa e di rispettare le normative vigenti. Abbiamo dovuto riorganizzare la nostra quotidianità. 

Mille domande, sul come fare a continuare una relazione diretta con i bambini e con le famiglie, che nel nostro lavoro educativo è un aspetto fondamentale. Come Collegio Docenti, abbiamo iniziato a mandare delle proposte: video di letture, attività manipolative, esplorative, artistiche, brevi video di saluto. 

Abbiamo poi deciso di continuare a proporre settimanalmente i LABORATORI. A scuola, ogni lunedì i bambini avevano la possibilità di scegliere un laboratorio in cui fare esperienze specifiche (Natura; Materiale intelligenti; Luci e ombre; Esploratori del cielo; Territorio e cittadinanza; Narrazione… che emozione; Siamo fatti così).

Nasce una reciproca comunicazione “VIRTUALE” tra noi e le famiglie. Le famiglie, tramite i rappresentanti dei genitori, rispondo entusiasti, ci mandano foto e video dei loro bambini. È bellissimo tutto questo. È un modo per esserci e per continuare a tessere quel filo con le famiglie rimanendo in relazione. Non nascondo che è un’emozione ogni volta ricevere una foto o un video dei bambini.

Non posso nascondere quanto mi manchi la frenesia della quotidianità lavorativa, un tempo che non basta mai, i volti dei bambini, le loro voci, i loro abbracci, le colleghe. Ma so che tutto questo tornerà. Sì presto tornerà. E sono sicura che tornerà più forte di prima! Torneremo ad apprezzare più di prima le piccole cose quotidiane, gesti, sguardi, emozioni.

Altri diari dell’infanzia e della scuola primaria  sono visibili nella sezione Diari di viaggio. Se vuoi esplorare il Diario di una maestra della scuola dell’infanzia, quello di Valeria ti offre alcuni spunti riflessione sulla didattica a distanza 

Testimonianza Valeria Vismara: https://bicoccaconlescuole.unimib.it/2020/03/23/dico-la-mia-tu-dici-la-tua/

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